Testimoni di Geova

Evoluzione di un movimento religioso



Le pubblicazioni edite da oltre un secolo dalla Watchtower Bible & Tract Society (qui siglata come WT), sono piene di accuse diffamatorie nei confronti delle religioni di questo mondo, tutte qualificate di “false”, ma in particolare la Cristianità, se non proprio la Chiesa Cattolica Romana, che sono ripetutamente raffigurate collettivamente come una prostituta o meretrice, nei panni della donna di piccoli costumi a cui si riferisce l’ultimo libro della Bibbia in chiave apocalittica.

Non sembra che una qualsiasi di queste denominazioni religiose se la sia presa legalmente contro la WT, mentre è noto a molti come la WT non si lascia passare nessuna occasione per denunciare legalmente le persone fisiche o morali che osano denunciarne le sue pratiche inaccettabili dal punto di vista etico, morale e costituzionale.

Molti ex aderenti al movimento religioso dei Testimoni di Geova (qui siglato TdG), organo religioso che controlla la WT, sono restii a criticare pubblicamente la WT e la dirigenza dei TdG, per timore di ritrovarsi davanti ad un tribunale a difendere le proprie opinioni, per affrontare le denunce per diffamazione mosse contro di loro dalla dirigenza del movimento.

Come stanno realmente le cose e fino a quale punto ci si può spingere nel denunciare le malefatte della WT?

Per rispondere a questo quesito, l’esame di una denuncia penale in diffamazione mossa dalla WT contro un ex aderente è emblematica.

Il “caso” è quello di una persona che era stata per parecchio tempo nelle file della WT ma che, a seguito di certe scoperte, ha deciso di dissociarsene comunicando la sua decisione per lettera alla sua congregazione locale e chiedendo che la sua lettera fosse letta pubblicamente nel luogo di culto da lei abitualmente frequentato. Avendo i responsabili locali del movimento dei TdG rifiutato di aderire alla sua richiesta, annunciando semplicemente che la persona in questione non era semplicemente più una TdG, quest’ultima, ormai considerata ex aderente al movimento, ha colto l’occasione di una trasmissione televisiva su uno dei canali nazionali italiani, per leggerne il contenuto, facendone la sua onesta critica del movimento al quale era appartenuta.

A questo punto, la persona e la rete televisiva sono state denunciate, da una parte, dai responsabili della locale congregazione dei TdG alla quale la persona era stata associata e, dall’altra, dalla sede centrale italiana del movimento, per diffamazione nei propri confronti.

Il “caso” legale è andato avanti per oltre sei anni, passando per tutti e tre i livelli giuridici processuali, terminando in un nulla di fatto in quanto … il reato non sussisteva!

Troverete QUI un’analisi del caso a cura del Dottor Achille Aveta, che esamina in dettaglio le argomentazioni dell’accusa e quelli della difesa, riassumendo i prerequisiti ad un’onesta critica accettabile legalmente in un paese democratico come il nostro.

In sintesi, può liberamente usare del proprio diritto di critica senza dover essere incomodato legalmente da chi è l’oggetto della critica, coloro che si attengono ai seguenti semplici tre criteri: • pone alla base un interesse pubblico; • viene espressa con continenza; • si fonda su fatti veri e documentati.

Mentre si concede il diritto di religione a un ente esponenziale rappresentativo d’interessi collettivi come quello dei Testimoni di Geova, in nessun caso, questo ente può impedire che a ex aderenti al movimento, come a qualsiasi altra persona fisica o morale, di usare del proprio diritto di critica.


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